Auto elettrica o auto a metano: qual è la più ecologica?
8 Aprile 2021
È un dibattito sul quale ci sono molti pareri contrastanti: è più ecologica un’auto elettrica, con la sua produzione e il successivo riciclo delle batterie a litio, o un’auto a metano?
Ad aiutarci nel fornire una risposta un’analisi della società Transport Enviroment, che si occupa di mobilità sostenibile. Secondo lo studio di T&E un’auto a combustili fossili brucia, nel corso della sua vita, l’equivalente di una pila di barili di petrolio, alta come un palazzo di 25 piani, mentre tenendo conto del riciclo dei minerali delle batterie andrebbero persi solo 30 kg di metalli, all’incirca le dimensioni di un pallone da calcio. Una metafora chiara ed efficace, che non lascia dubbi alla quale si sommano anche altri dati che il Transport Enviroment ci fornisce.
Secondo l’analisi effettuata, il peso delle estrazioni di minerali come il litio, il nickel e il cobalto, atti alla produzione delle batterie al litio, è inferiore all’impronta generale di un veicolo tradizionale. Non solo, secondo lo studio del T&E, nel 2035 oltre un quinto del litio e il 65% del cobalto necessari per realizzare una nuova batteria per le auto elettriche potrebbero provenire dal riciclaggio. T&E ha affermato che le percentuali di riciclaggio, richieste da una nuova legge proposta dalla Commissione europea, ridurranno in modo significativo la domanda di nuovi materiali per la realizzazione dei veicoli elettrici, cosa che non si può dire, invece, per le auto convenzionali.
Nel complesso, i veicoli elettrici sono anche di gran lunga migliori per il clima e la tutela dell’ambiente, poiché, nel corso della loro vita, richiedono il 58% in meno di energia rispetto a un'auto a benzina.
Non solo: va sottolineato che già oggi esistono processi adeguati al riciclaggio industriale delle batterie dei veicoli elettrici e che gli stessi processi sono in via di perfezionamento.
Occorre, però, fare un passo indietro e soffermarsi sulla natura stessa delle batterie al litio, la cui densità energetica cala dopo una decina d’anni la densità energetica, al punto tale da non essere più adatte ad un veicolo elettrico.
Con una capacità residua tra il 70 e l’80%, però, le batterie non più utilizzate per le auto possono essere ancora impiegate per lo storage in applicazioni diverse, che siano altri tipi di veicoli, oppure batterie domestiche, accumuli per le reti elettriche o per le torri di trasmissione delle telecomunicazioni.
È in questi casi che si parla di seconda vita. In base a una ricerca di una società di analisi londinese, Circular Energy Storage, l’utilizzo di batterie “second life” passerà da 1 GWh nel 2018 e a 45 GWh nel 2030, man mano che le prime ondate di auto elettriche arriveranno a fine vita, con un mercato in rapida crescita, da quasi 1 miliardo di dollari nel 2025 a oltre 4 miliardi nel 2030.
Gli accumulatori al litio, soprattutto quelli industriali utilizzati per la trazione dei veicoli elettrici, si prestano allo scopo del riutilizzo, poiché quando dismessi dai veicoli conservano ancora una capacità di carica pari anche all’80% di quella originaria.
La vita media delle batterie impiegate nei veicoli elettrici è di 8 anni e circa la metà degli accumulatori dismessi possono essere riutilizzati per lo storage. Dalle batterie esauste è, inoltre, possibile recuperare materie prime come cobalto, litio, alluminio e rame.
Lo storage e la second life delle batterie al litio sono temi di grande attualità e l’interesse al reimpiego di queste batterie per l’accumulo energetico sta crescendo nel mondo parallelamente alla affermazione del mercato dell’elettrico, proprio perché rappresentano un’opportunità interessante e assolutamente da non perdere. Nicola Veronico Srl, da sempre attenta al rispetto e alla tutela dell’ambiente, fa parte del consorzio Cobat che si occupa del recupero di accumulatori al piombo e delle pile e si sta specializzando sempre più in questo percorso virtuoso di economica circolare.
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