Cave 2021: il rapporto di Legambiente
2 Giugno 2021
Sono 4.168 le cave autorizzate in Italia e 14.141 le cave dismesse o abbandonate secondo i dati contenuti nel Rapporto Cave 2021 di Legambiente. La crisi del settore delle costruzioni, iniziata nel 2008, si fa sentire: diminuiscono le cave attive, con un conseguente aumento di quelle dismesse o abbandonate, ben 727 in più. Le cave di inerti e quelle di calcare e gesso rappresentano oltre il 64% del totale delle cave autorizzate in Italia, percentuale che supera l’81% se si analizzano le quantità estratte. Più basse le quantità estratte di materiali di pregio, come i marmi, con risultati migliori per quanto concerne le esportazioni verso Stati Uniti e Medio Oriente. Vengono estratti annualmente 29,2 i milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia per le costruzioni, 26,8 milioni di metri cubi di calcare e oltre 6,2 milioni di metri cubi di pietre ornamentali.
Il punto sulle cave in Italia
Le 14.141 cave dismesse, rilevate dal Report di Legambiente incrociando i dati forniti dalle Regioni e dalle Province Autonome con quelli di Istat, sono in aumento rispetto alle 13.414 del 2017. Spiccano i dati della Lombardia, con oltre 3.000 siti chiusi, così come quelli della Puglia (2.522) e della Toscana (2.400). Mentre Sicilia, Veneto, Puglia, Lombardia, Piemonte e Sardegna sono le Regioni che presentano un maggior numero di cave autorizzate, almeno 300 in ognuna al momento dell’elaborazione dei dati. I Comuni con almeno una cava autorizzata sono 1.667, il 21,1% del totale dei Comuni italiani. Di questi sono 1.192 i Comuni con 1 o 2 cave autorizzate sul proprio territorio, mentre 54 Comuni hanno più di 10 cave.
La necessità di puntare ad un modello di economia circolare
Il Rapporto di Legambiente mette in luce come, proprio la chiave del recupero e riciclo possano contribuire non solo a ridurre progressivamente le cave, ma a rilanciare il settore delle costruzioni. Va assolutamente incrementato il recupero di rifiuti provenienti da demolizione e ricostruzione, che registra numeri ancora bassi, e si deve attuare il passaggio da un modello lineare ad uno circolare, capace di puntare su recupero, riciclo, riqualificazione urbana e territoriale.
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